martedì 20 dicembre 2016

Un estratto da Aprile di là di Francesca Serragnoli (LietoColle)


Non sai cosa vuol dire girare
il tramonto come un foglio di giornale
avere un occhio rosso nella mente
il picchiatore è il sangue
la strage ha il rossore dei vini

Non c’è pazienza di lavorare
spalla a spalla con i sassi.
Quando si staccherà la parola
solo ormai un sussurro, una bolla
una frasca che sfrega il ventre
e lascia al sangue il clamore di un’occhiata

quella gigante ombra d’angelo
avrà la pronuncia di un bicchiere d’acqua
i grani sciolti di un amore
il bianco lino nel volto trasparente
commuoverà solo il vento.

*

Il buio è un insetto che fa il morto
rivive se lo bacia il fuoco
se la voce tigrata attraversa gli scuri
e scuote il cuore con le unghie.

Laggiù la ferita è un fiore
le pareti fra noi cadono come petali
distratti da una manata di vento
il volto di cartone si piega come un vecchio amore
e ricomincia a stringere con i pugni l’aria.

*

Gli anni diventano
vespe rade che ciondolano in tondo
davanti a un nido chiuso da uno straccio
e più non si lasciano volare altrove
nel canto profumato dell’aria
gli tremava la giovinezza dentro ai fiori
s’ammucchiano stringendosi
gli uni agli altri in una fila che spinge.

Gli anni per aria si guardano frettolosamente
murati vivi, sepolti in brevi distanze
rimangono intorno a quella che un tempo
era la prima casa, gli anni sono così
in fila indiana o gettati da una finestra
non amano separarsi
si sdraiano nella brezza cadendo a pancia in su
l’aria chiude secco il cancello
e i fatti mica muoiono, saranno milioni
roba da baule portato a spalla.

Mi dici che tutto sarà bruciato
che la fede ha inventato questa morte
e l’altra vita solo per paura.
Agli anni rimane il gesto dell’ombrello
all’incatenato addio riempire la verità.

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