domenica 18 dicembre 2016

Origin di Jennifer L. Armentrout. Traduzione di Sara Reggiani (Giunti Editore S.p.A.). Un estratto



Daemon
Erano passate trentuno ore, quarantadue minuti e venti secondi da quando le porte avevano iniziato a chiudersi, separandomi da Kat. Trentuno ore, quarantadue minuti e dieci secondi dall’ultima volta che l’avevo vista. Da trentuno ore e quarantuno minuti lei era nelle mani di Dedalo. E io impazzivo, sempre di più, ogni secondo, ogni minuto, ogni ora che passava. Camminavo nervosamente per la stanza con i pugni serrati lungo i fianchi. Più che altro era una cella, rivestita di materiale ovviamente nocivo per noi Luxen. Una rabbia amara si impossessò di me. Non sarebbe dovuta finire così. Se qualcosa doveva andare storto a Mount Weather, se proprio dovevano catturare qualcuno di noi, quello dovevo essere io. Non Kat. Mai Kat. Mi fermai al centro della cella e chiusi le palpebre. Subito mi apparve il viso di Katy e, senza nemmeno sforzarmi, rividi l’orrore nei suoi occhi, scuri come un cielo in tempesta, nell’istante in cui aveva capito di essere intrappolata dall’altra parte. La parte sbagliata. Che errore imperdonabile… Se non le avessi detto di restare indietro ora sarebbe stata qui, con me. Ma avevo rovinato tutto. Avrei dovuto esserci io al suo posto. Era questo il piano, se qualcosa fosse andato storto. Matthew e Andrew erano d’accordo. Ma alla fine, non mi avevano ascoltato. Matthew mi aveva tirato indietro. Avevano salvato me e sacrificato lei, lasciandola sola con un’orda di Arum proprio nel quartier generale di Dedalo. Cosa le avranno fatto… Non riuscivo neanche a pensarci. I momenti successivi alla chiusura delle porte erano stati i peggiori della mia vita. Uno dei nostri, probabilmente Matthew, mi aveva colpito con non so cosa, facendomi perdere i sensi. Mi avevano portato nell’unico posto in cui sapevano che avrebbero potuto trattenermi, impedendomi di seguirla. Nel cuore della colonia c’erano delle segrete usate per isolare i Luxen che rappresentavano una minaccia per i loro simili o per gli umani. Non mi era mai venuto in mente di rinchiuderci Dawson, eppure loro l’avevano fatto a me. Tutta la rabbia e la frustrazione formavano una matassa inestricabile nel mio petto. Mantenere le sembianze umane mi risultava impossibile. Volevo rompere qualcosa, distruggere tutto. Ne avevo bisogno. «Daemon, nessuno…». «Sta’ zitto» dissi voltandomi verso Matthew che era seduto in un angolo della stanza. In quel preciso momento volevo solo annientarlo. «Chiudi quella maledetta bocca.» Esitò, ma forse era privo di buon senso, perché proseguì comunque. «Nessuno voleva che andasse così. So quanto tenevi a lei…»

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