mercoledì 21 dicembre 2016

Gin tonic a occhi chiusi di Marco Ferrante (Giunti editore). Un estratto



C’è una cosa che le piace più di tutte le altre cose al mondo. Raccogliere con un pretesto tutto il personale di servizio di cui dispone. Le dà un senso del possesso, della proprietà, ereditato – ritiene – da uno dei suoi nonni, commerciante esportatore. Per questo due volte l’anno riunisce la famiglia per un festeggiamento, in modo da poter espletare questa forma di contabilità. Sulle scale qualcuno trasporta dei cavalletti da tavolo. Un ordine rumoroso governa la manovra. Elsa Misiano dal basso fa cenno ai due peruviani di stare attenti alla parete: più a sinistra, verso la balaustra. Squilla il telefono. Ce l’ha nella tasca di uno scamiciato molto floreale, le sta bene. La fa sembrare meno robusta di com’è diventata ed è adatto alla sua matronale età. Compirà sessantacinque anni tra sei mesi.
«Noi arriveremo un po’ più tardi,» le dice sua nuora
«arriviamo direttamente dall’aeroporto…»
«I ragazzi?»
«Non ci saranno… Sarebbe troppo macchinoso, resteranno
con Rena…»
Elsa Misiano chiude il telefono, un’ombra le compare sulla fronte. Resteranno con Rena. Il solito fastidio. Rena non ci sarà. Questa prevedibile defezione riduce di un’unità le forze di cui potrà disporre per il servizio di questa sera. Nel calcolo è inclusa una coppia (attualmente cingalese) in servizio a Roma; una coppia (stabilmente peruviana) più giardiniere colombiano in servizio nella casa al mare che poi mare non è, essendo in mezzo alla campagna a sei km dal mare; tre uomini di equipaggio della barca di suo marito – della quale barca si parlerà più avanti. Nel computo va considerato anche il personale dei figli. L’ ultimogenito Ranieri, single, dispone di una persona sola, non fissa, ma comunque vale lo stesso anche se non è fissa: viene invitata a partecipare con compiti di cucina, lavare i piatti, preparare i cambi dei bicchieri, tenere puliti e sgombri i lavandini. Il secondogenito Paolo ha tre persone, perché sua moglie (in ordine di apparizione seconda nuora di Elsa) tiene molto alla precisione, al decoro e alle comodità della vita quotidiana. Presenziano in forze e senza defezioni al ricevimento. Suo figlio primogenito, Gianni, sebbene abbia larghe disponibilità, ha assunto una sola persona, di nazionalità filippina, sulla quale però non si può contare in queste occasioni. In realtà, lei – la filippina, che appunto si chiama Rena – sarebbe ben felice, ma le viene impedito dalla signora Nucci, sua datrice di lavoro diretta, e in ordine di apparizione prima nuora di Elsa Misiano: infatti Gianni è stato il primo dei suoi figli a sposarsi. In totale, dunque, Elsa in questa occasione riesce a schierare dodici persone e non di più. Si consola pensando al significato del tredici, ma le resta una ulteriore ruggine nei confronti di sua nuora. “Lo fa apposta” pensa Elsa. Questo è un terreno di scontro prettamente ideologico



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